Oggi, ieri, domani, la vita di coppia non cambia, l’esperienza altrui non serve a monito, ogni individuo è spinto a sperimentare il rapporto con l’altro in ogni suo tragico, comico, paradossale o grottesco risvolto. “Coppia aperta…quasi spalancata” di Dario Fo e Franca Rame è, sotto questa chiave di lettura, un sempreverde che mette d’accordo tutte le parti. Uomo e donna, carnefice e vittima che si invertono i ruoli, una situazione statica e dinamica contemporaneamente, ilare e tragica, senza diversi pesi o misure.

Un manuale esemplare degli estremi della vita di coppia, tanto assurdo quanto plausibile nel suo svolgersi, tanto comico quanto profondamente tragico. il carosello delle meschinità e della piccolezza umana si sveste, l’incomunicabilità è solo delle parole mentre fra i due amanti, nemici/amici esiste un secondo livello della comunicazione, tanto personale quanto abitudinario, schietto e irrobustito dalla quotidianità. L’essere umano si abitua a tutto, e così anche il desiderio di suicidio entra nella dinamica consolidata di un rapporto di coppia; ed ecco che in questo gioco il tradimento, l’ambiguità, l’ipocrisia, la morte, la finzione, il bluff, divengono ingranaggi dell’ineluttabilità della vita.

Siamo spinti a non stare da soli, ma con gli altri non sappiamo stare se non per mezzo di un codice, e la vita di coppia e la famiglia divengono estrema espressione della codificazione delle nostre azioni che riducono il tutto ad un ininterrotto carosello di esperienze già vissute e quindi familiari, accettabili, umanizzabili.
Il gioco della coppia, il gioco della vita, la rinascita e l’inevitabile altalenare fra vittoria e sconfitta vengono visti qui come un gioco a cui sono gli attori a dare inizio e fine con un fischio, proprio come in una partita, altrimenti andrebbe avanti all’infinito.
I ruoli adulti vengono interpretati dai giovani che come in un gioco cercano di “scoprire” cosa li attenderà “nel futuro”, si mettono i panni della vita che li attende, o che ha atteso la moltitudine al varco.

Adattamento e regia Spazio scenico minimo Tempo di montaggio/smontaggio
Lisa Moras Qualunque spazio, anche non teatrale, di larghezza 4 m, profondità 3m, altezza 2,50 m. Circa due ore
Con Durata spettacolo
Lisa Moras 60 minuti
Michele Vargiu Luci & fonica  
Nicolò Mazzotti Piazzato luci e impianto audio base (strumentazione, se assente, reperibile da ns service)
   
 

 

 

 

 

 

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